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Niente gara sul servizio ambulanze per l’emergenza   

Il servizio di trasporto malati può essere affidato senza procedura pubblica se ha carattere d’urgenza ed è prestato da un ente senza scopo di lucro. È quanto si legge nella sentenza della Corte di giustizia Ue del 21 marzo 2019 (causa C-465/2017), con la quale i giudici europei sono tornati sul tema degli appalti di servizi socio-sanitari, arrivando a una conclusione di interesse anche per il nostro Paese.
 
Ne scrive Gabriele Sepio sul Quotidiano Enti Locali & Pa de Il Sole 24 Ore del 22 marzo 2019.
 
Consulta qui la Sentenza e l'articolo

 

 


Consenso informato: il Garante Privacy detta le regole

Il professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione sanitaria richiesta dall’interessato: ciò indipendentemente dal fatto che operi presso uno studio medico oppure all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata. Altri trattamenti attinenti solo in senso lato, ma non strettamente necessari alla cura, richiedono invece il consenso.

Queste alcune precisazioni fornite dal Garante della privacy (provvedimento n. 55 del 7 marzo 2019) a proposito dell’applicazione in ambito sanitario del Regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679.

Le Aziende sanitarie devono nominare il responsabile della protezione dei dati (Dpo). Lo stesso vale per un ospedale privato, per una casa di cura o una RSA. Il singolo professionista sanitario, che opera in regime di libera professione a titolo individuale, non è invece tenuto a nominare un Dpo.

Devono compilare il registro delle attività di trattamento dei dati personali i singoli professionisti sanitari, i medici di medicina generale e i medici pediatri, gli ospedali privati, le case di cura, le Rsa, le aziende del servizio sanitario, le farmacie, le parafarmacie e le aziende ortopediche. Il registro non va trasmesso al Garante ma conservato per eventuali controlli.

Clicca qui per scaricare il Provvedimento

 

 


Terzo settore, Iva «pesante» sui servizi socio-sanitari

L’iscrizione a una delle sezioni del Runts (Ets di natura ‘non commerciale’ oppure Ets di natura ‘commerciale’) produce effetti rilevanti sul trattamento Iva delle prestazioni rese.

Mentre per le cooperative sociali – ora imprese sociali - si continuerà ad applicare l’aliquota Iva del 5%, per le stesse prestazioni sanitarie e socio-assistenziali il Codice del Terzo settore garantisce, di fatto, l’esenzione da Iva esclusivamente nei confronti di quegli Ets «di natura non commerciale» -considerati tali dalle disposizioni al comma 5, articolo 79 del Cts- così pure nei confronti di tutti gli Ets, diversi dalle imprese sociali, che svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale - comprese quelle accreditate o convenzionate – con modalità di erogazione gratuita o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi.

Il trattamento Iva destinato agli Ets impone, dunque, una riflessione sulle condizioni oggettive e soggettive delle modalità di esercizio delle attività, per valutare eventuali disparità di trattamento sul settore non profit.

Approfondiscono la questione Walter Pangherz e Michele Pannia in un articolo pubblicato sul Quotidiano del Fisco de Il sole 24 Ore del 22 marzo 2019 che è corredato da un prospetto riepilogativo delle aliquote Iva applicabili.

Leggi qui l'articolo e l'allegato

 

 

 

 

Nuove regole per i dispositivi di protezione individuale

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il d.lgs. n. 17/2019 (in vigore dal 12 marzo 2019) che prevede l'adeguamento del nostro Paese alla normativa europea della disciplina nazionale in materia di dispositivi di protezione individuale (Dpi).

Dal TU Sicurezza sono abrogate le norme e i riferimenti ai requisiti essenziali di sicurezza dei Dpi che ora sono previsti direttamente dalla direttiva Ue 2016/425 e non più da norme nazionali, e anche alcune disposizioni al fine di limitare le definizioni e le precisazioni sui Dpi al solo ambito di applicazione sulla sicurezza del lavoro e prevenire, così, possibili equivoci circa la loro applicazione a fini diversi o in altri ambiti.

In base ai rischi da cui devono proteggere gli utilizzatori, i dispositivi si distinguono in:

- categoria I, per la protezione da rischi minimi;

- categoria III devono proteggere dai rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili.

Il Regolamento non entra nello specifico della categoria II, ma spiega che "comprende i rischi diversi da quelli elencati nelle categorie I e III".

Il nuovo testo elenca anche i requisiti per la progettazione e la fabbricazione di tali dispositivi e aggiornate le sanzioni a fabbricanti, distributori e utilizzatori di apparecchi non a norma.

Scarica qui il Decreto

 

 

 

Associazioni: accesso civico e sussidiarietà

Il Consiglio di Stato, sez. III, con sentenza 6 marzo 2019, n. 1546, ha ribadito che il diritto correlato al nuovo istituto dell’accesso civico generalizzato è esteso a qualunque soggetto, singolo o associato, che anche non dimostri un interesse qualificato a richiedere gli atti o le informazioni. Tra i soggetti legittimati a presentare istanze rientrano le associazioni.

La Sezione ha affermato che il diritto di conoscibilità generalizzata degli atti e delle informazioni in possesso della P.A. è finalizzato a favorire “la autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale".

Solidarietà e cittadinanza attiva, dunque, quali parametri, per affermare la imprescindibile alleanza e cooperazione tra soggetti privati, in specie non lucrativi e P.A., che si colloca al di fuori delle logiche di mercato e di contendibilità, tipiche di altri contesti e settori economici.

Oltre al testo della Sentenza, vi proponiamo un articolo di approfondimento del prof. Alceste Santuari (Università di Bologna) pubblicato sul sito personaedanno.it lo scorso 22 marzo 2019.

Leggi qui la Sentenza e l'articolo

 

 

 

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