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Luci ed ombre della nuova Europa PDF Stampa E-mail

 Titolo
"LUCI ED OMBRE DELLA NUOVA EUROPA 
Riflessioni sui fondi strutturali 2007-2013 e federalismo fiscale"


Autore
Nino Ferrelli


Editore
Jovene


Anno
2008


Prezzo
€16,00


ISBN
88-243-1822-3


Sito web dell'editore
www.jovene.it


Nota
Il titolo del libro è la sintesi più efficace della finalità del presente lavoro: mostrare le luci e le ombre del sistema europeo nelle sue attività e nei suoi modelli organizzativi. Il volume mira ad illustrare l'insieme delle novità della nuova fase di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013. E' una ricostruzione che vuole far conoscere l'insieme delle possibilità che l'Europa mette a nostra disposizione. Abbiamo il dovere di accedere a questi strumenti con efficacia e tempestività. Comprenderne la filosofia è fondamentale per non compiere l'errore: "ridurre" il tutto alla logica di una semplice opportunità finanziaria; è, infatti, molto di più. Imprese, istituti di ricerca, pubbliche amministrazioni centrali e locali devono capire che questa è una partita fondamentale per il nostro sviluppo. La ricerca affronta anche il tema della giustizia nell'ambito dei nuovi fondi europei 2007-2013 e nelle iniziative comunitarie, con particolare riferimento alla giurisdizione sugli aiuti di stato e della tutela della concorrenza.

Notizie sugli autori
Nino Ferrelli è attento studioso delle questioni comunitarie e reionali. Nel 2006 ha pubblicato per "Italia Oggi" la guida ai finanziamenti europei. Nel 2007 ha pubblicato per il "Sole 24 ore", insieme a Maurizio de Tilla, "Europa - Regioni e giustizia" e "Nuovo arbitrato, conciliazione e costituzione delle camere arbitrali". E' Direttore della Camera Nazionale Arbitrale del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Dal 2007, Esperto presso la Presidenza del Consiglio - Ministero affari regionali- sulle questioni relative ai procedimenti comunitari di competenza della Conferenza Stato-Città.


Pagine scelte
Pag. 25
"Le nuove politiche 2007-13 hanno profondamente modificato la precedente natura ed il relativo riferimento operativo sul piano istituzionale. Tali cambiamenti si sono sintetizzati nei nuovi strumenti programmatori adottati che caratterizzano un diverso ruolo strategico ed operativo dei soggetti in campo. I "Quadri comunitari di sostegno", strumenti gestionali che nel precedente periodo di programmazione erano adottati dalla Commissione in cooperazione con gli Stati membri, sono stati sostituiti dai "Quadri di riferimento strategico nazionale", documenti con valenza prettamente strategica adottati, invece, dagli Stati membri in dialogo con l'amministrazione comunitaria; scompare il documento intermedio (realizzato a livello regionale) costituito dai c.d. "complementi di programmazione", con cui si precisavano, in dettaglio, gli specifici interventi."
Pag. 28-29
"La natura giuridica dei programmi operativi regionali non è mai stata approfondita in modo specifico, restando l'attenzione degli interpreti assorbita dai contenuti di questi programmi più che dai programmi in sé.(…) L'elaborazione del programma si realizza attraverso una strettissima cooperazione tra le amministrazioni regionali con gli uffici comunitari che poi dovranno procedere all'approvazione dell'atto."
"Tanto stretta e incisiva è questa cooperazione che, verrebbe da dire, le Regioni scrivono, sotto dettatura il "proprio programma".(…) In questa situazione le Regioni non potevano che "rimettersi" alla volontà di Bruxelles, che ha effettivamente caratterizzato i programmi operativi regionali a tal punto da fargli perdere il valore aggiunto che avrebbero potuto (e dovuto) avere: l'esaltazione dei bisogni delle specifiche realtà territoriali, pur nell'ambito di un sistema complesso e complessivo."
Pag. 67
"L'obiettivo generale dell'azione comunitaria è quello di ridurre il divario del livello di sviluppo e promuovere la coesione economica e sociale all'interno dell'Unione. Migliorare l'efficacia degli interventi strutturali comunitari, rafforzando la concentrazione degli aiuti e semplificando il loro funzionamento mediante una riduzione degli obiettivi prioritari d'intervento. Corollario fondamentale dell'obiettivo è la semplificazione amministrativa attraverso una specifica e costante azione di specificazione di compiti dei diversi attori impegnati nelle procedure di finanziamento precisando le competenze degli Stati membri (Stato e Regioni) e della Comunità durante tutte le fasi: programmazione, sorveglianza, valutazione e controllo. Per portare a termine l'impegno di coesione economica e sociale la Commissione ha creato appositi strumenti finanziari; Fondi Strutturali e Fondo di coesione. Questi fondi sono destinati ad essere cofinanziati negli Stati membri per interventi regionalizzati o orizzontali."
Pag.79
"L'Europa nel nostro paese è presa continuamente a riferimento per sostenere l'esigenza di riforme utili a adeguare o conformare la nostra regolamentazione a quella europea. Mole volte ciò è vero, altre è solo un alibi per proporre od omettere adeguamenti strutturali fondamentali. Spesso, addirittura, preferiamo "farci imporre" le riforme dall'Europa per non pagare il prezzo politico della loro impopolarità, addossandone la responsabilità ad un livello di governo più lontano e non immediatamente identificabile. Basterebbe solo guardare le regolamentazioni europee e dei singoli paesi aderenti per comprendere come il modello d'organizzazione giudiziaria italiano sia del tutto peculiare e non consono né rispetto all'Europa, né alle discipline dei singoli stati membri. Ciò dovrebbe "spingere" verso i necessari adeguamenti istituzionali ovvero vedere gli attori impegnati in questo settore in battaglie a ciò funzionali. Non s'intravede tuttavia alcuna tensione in tal senso e l'intero scenario di riferimento sembra non rispondere ad un'evidenza incontestabile: l'Europa ed i singoli paesi sono caratterizzati da modelli organizzativi di politica giudiziaria diffusi sul territorio e di modalità alternative di risoluzione delle controversie molteplici."
Pag. 81
"Il fine fondamentale di questo lavoro è quello di provare a dare una prima risposta al problema, attraverso la proposizione di due ipotesi operative diverse dalle attuali e coincidenti con modelli organizzativi ben presenti in Europa. Le ipotesi sono fondate su due presupposti decisivi: la diversificazione territoriale delle politiche della giustizia; un forte sviluppo delle forme di giustizia alternative alla giurisdizione ordinaria. In tutti i paesi europei, infatti, la suddivisione dell'organizzazione giudiziaria a livello territoriale è la regola; così come le politiche di semplificazione di risoluzione delle controversie, in sintonia con tale diversificazione, hanno avuto uno sviluppo rilevante. Ne deriva una sintesi organizzativa peculiare: non si ha un efficace utilizzo degli strumenti di risoluzione alternativa in quei paesi in cui la politica giudiziaria è completamente accentrata; al contrario, ove vi è un rilevante sviluppo e diffusione a livello locale di tale politica, si sono affermate positivamente anche le politiche di risoluzione alternativa."
Pag.100
"L'applicazione di un istituto di semplificazione delle attività ad un settore economico tanto rilevante quanto quello connesso all'utilizzazione dei fondi europei è tuttavia il campo di sperimentazione ideale attraverso cui disegnare anche un diverso approccio con il cittadino. Questo potrebbe essere, infatti, molto rassicurato dalla certezza di poter far valere i propri diritti in tempi certi, determinati ed ad un costo veramente ridotto. Le procedure di risoluzione delle controversie semplificate possono diventare in buona sostanza lo strumento per ridurre gli effetti dell'asimmetria informativa tra i diversi soggetti, creando un terreno di lavoro comune condiviso."

 
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